c. rete sociale (dall’infanzia alla terza età)

Negli ultimi anni abbiamo avviato un nuovo corso delle politiche sociali, trasformando il sistema di welfare in capo all’amministrazione, fatto di contributi ed assistenza, in un community welfare, basato sulla sussidiarietà e sulla sinergia fra tutti gli attori pubblici e privati, un welfare misto, fondato sull’etica della responsabilità e capace di mettere in rete tutti i tipi di risorse: da quelle private (fondazioni, imprese, terzo settore) a quelle pubbliche (ente locale, ambito, regione, fondi europei), da quelle umane e familiari a quelle organizzative e finanziarie.
L’attuale sistema di welfare italiano fatica a rispondere in modo adeguato ai cambiamenti della nostra società e a comprendere i relativi bisogni, sempre più multiproblematici e complessi. La crisi economico-finanziaria ha acuito la vulnerabilità delle persone e ha generato un impoverimento materiale e di prospettive di ampie fasce di popolazione – pensiamo al fenomeno delle nuove povertà, alla difficile condizione dei giovani e delle donne – ma ha anche determinato importanti conseguenze sul piano culturale e sociale, in quanto ha alimentato l’indebolimento dei legami e delle relazioni.
A questi problemi si somma l’impatto di imponenti trasformazioni sociali e demografiche di lungo periodo che necessitano di essere governate senza ulteriori ritardi: in particolare l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento della struttura della famiglia e l’irrompere nella nostra comunità di molte diverse culture.
Il contesto richiede pertanto risposte articolate, rese ancor più difficili dalle criticità storiche del sistema di protezione sociale italiano, da tempo al centro di proposte di riforma rimaste ad oggi incompiute.
Nonostante queste oggettive difficoltà negli anni 2014 -2019 abbiamo fatto un grande riordino dell’organizzazione interna dei servizi, più funzionale ad un’utenza complessa, modulando risposte puntuali a nuove fragilità, ricostruendo un senso d’appartenenza alla comunità e costruendo progettualità con soggetti del terzo settore ed ottimizzando l’apporto del grande potenziale delle associazioni di volontariato, di promozione sociale, di categoria, sindacali e della cooperazione.
Abbiamo rimesso riordinato e rilanciato l’Ambito Territoriale Sociale che ha ripreso la sua attività con piena soddisfazione nostra e degli altri comuni grazie ai molti progetti che hanno ottenuto anche finanziamenti regionali ed europei.
Partendo dal lavoro già fatto nel prossimo quinquennio 2019-2024 ci proponiamo di consolidare i programmi di welfare comunitario, capaci di dare risposte più efficaci, efficienti ed eque e, al contempo, di innescare processi più partecipati, con il coinvolgimento della società e dei cittadini, e di rendere maggiormente incisiva, stabile e sostenibile l’innovazione prodotta.
Innovazione di servizi, processi e modelli per rispondere ai bisogni sociali in un’ottica di co-programmazione e co-produzione di risposte flessibili, personalizzate e multidimensionali, ottimizzando prestazioni già in essere e aprendo a nuove forme di socialità e mutualità, tramite l’aggregazione della domanda, la prevenzione del disagio e processi di autonomia e di inclusione sociale.
Sarà utile la sperimentazione di una maggiore flessibilità dei processi di erogazione dei servizi, la cooperazione tra iniziative di welfare aziendale e sistema di welfare territoriale, il rinnovamento del sistema dei servizi, anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie capaci di rendere più efficace la risposta ai bisogni.
I progetti dovranno generare consenso e rinsaldare i legami tra le persone, stabilire nuove alleanze con il mondo del volontariato e stimolare i processi di riaggregazione sociale e di sviluppo di reti tra individui e famiglie, affinché la prima forma di tutela e di protezione venga proprio dal rafforzamento del tessuto delle comunità.
Si tratta quindi di incentivare e promuovere assetti di governance a “sussidiarietà circolare”, in cui tutti i soggetti siano riconosciuti attori del sistema e partecipino, attivamente e sulla base di nuove sinergie, alla pianificazione, alla progettazione, al finanziamento e alla realizzazione della rete dei servizi territoriali.
Dobbiamo in particolare
– mettere in campo azioni di lotta alle povertà e politiche d’inclusione sociale.
– stimolare la Regione ad investire di più nelle politiche abitative pubbliche.
– abbattere IMU al 10% per proprietari di appartamenti che affittano a canone concordato.
– potenziare servizi domiciliari per popolazione anziana.
– attivare nuovi bonus e credit card per famiglie numerose e nuclei famigliari monoparentali.
– sostenere al lavoro persone disabili.
– prevedere sgravi per spese per il servizio idrico e la Tari.
– aprire uno sportello benessere per famiglie.
– sostenere le politiche d’Ambito che avranno sempre maggiore centralità.
– sostenere l’economia sociale.

Un impegno particolare poi intendiamo porre, attraverso un PEBA, nella rimozione di barriere architettoniche ancora presenti in alcuni luoghi di interesse pubblico, per eliminare le distanze, sia fisiche che mentali, garantendo così ad ogni persona la fruizione di spazi, esperienze, vita sociale e culturale.
Riconosciamo il diritto delle donne alla libertà di vivere senza violenze e oppressioni. Impegno dell’amministrazione sarà quello di tutelare questo diritto, sostenendo ogni iniziativa utile a far crescere una cultura paritaria e rispettosa delle differenze.

Fano è già una città plurale, per provenienza, lingua, religione, colore della pelle, ecc. Tutto questo rappresenta una ricchezza, un capitale umano da valorizzare, anche attraverso servizi di integrazione e coesione sociale che diano maggior forza a tutta la comunità.

Programma